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Noi più forti del loro squallido piano


Lunedi 22 gennaio 2018, ore 01,00)
Siamo a gennaio 2018, verso la fine del mese, quando ogni anno al giorno 27, in Italia e nel mondo, viene ricordato l’olocausto e si ricorda la tragedia per non dimenticare. E già dalla settimana precedente al “giorno della memoria”, tutti gli organi di stampa introducono l’argomento per arrivare appunto al giorno 27 dove la gente ogni anno, è ormai sensibilizzata al massimo. Tutto giusto per carità, ma molto ipocrita per tanti, molto retorico per molti, e molto comodo per troppi. Ed è in questo ultimo contesto che centra la nostra Lazio. Questa ricorrenza è diventata comoda per continuare sportivamente parlando ovviamente, la persecuzione nei confronti della società biancoceleste da parte della Federazione, degli organi di stampa e comunicazione, e purtroppo dico io, anche di tutta o quasi la comunicazione laziale. Una comunicazione  (intesa come tv, radio, siti internet) nata grazie all’esistenza della S.S.LAZIO e che senza di essa, non avrebbe di che vivere, dovrebbe se non altro per una forma di rispetto verso chi gli ha dato possibilità di crearsi un profitto, cercare di tutelare la società in tutte le sue componenti, sia di campo che fuori campo. Dovrebbe cercare almeno di non essere lei la prima a sferrare l’attacco contro, ma vigilare su chi dall’esterno prova in tutti i modi a destabilizzare l’ambiente che si è compattato oltre ogni più rosea previsione, la loro.

Oggi il mondo Lazio fa paura, fa paura la squadra in campo perché disputa un campionato di assoluto valore e minaccia posizioni di classifica destinate a tavolino ad altri club facenti parte della “cupola sportiva”. Oggi il mondo Lazio fa paura nei suoi tifosi immensi che seguono la squadra ovunque, come una marea che non ne vuol sapere di abbassarsi e anzi, aumenta ad ogni giornata giocata. Oggi il mondo Lazio fa paura anche con la sua dirigenza sia dal punto di vista tecnico e gestionale. Fa paura con il DS Tare, che ha dimostrato a molti operatori di mercato soloni del calcio che si può allestire una grande squadra, trovare talenti e fenomeni anche senza pagarli centinaia di milioni di euro. Fa paura con Lotito che da qualche anno sta dimostrando con i fatti che la Lazio dal punto di vista economico, pur avendo un terzo o un quinto del fatturato complessivo delle altre società, è un modello di gestione presa ad esempio in tutta Europa, e ci sono gli articoli e le classifiche della stampa finanziaria a confermarlo. La Lazio fa paura a 360 gradi, e i dati oggettivi sono lo spauracchio più pericoloso perché tali dati non possono essere smentiti, sono li a sventolare perpetui la sconfitta degli altri, e di chi invece non solo gode di protezione infinita eppur con questa protezione, colleziona fallimenti epocali sia tecnici che gestionali.

E questa paura come può essere in qualche modo combattuta? Innanzitutto con il discredito. Infangare l’immagine della Lazio, dei suoi tifosi, minimizzare più possibile la squadra, parlarne il meno possibile anche contro ogni logica professionale che dovrebbe essere invece la strada maestra della credibilità. O si evita di parlare di Lazio, oppure se proprio si deve, parlarne male o ai minimi termini. La vicenda degli adesivi di Anna Frank attaccati in curva sud ad ottobre in occasione di Lazio – Cagliari ne sono l’esempio più chiaro e palese. Una gogna mediatica organizzata contro la Lazio senza precedenti, oserei dire peggio che essere rei di una strage ( lo so è forte come esempio, ma è per rendere l’idea dell’impatto e della sproporzione). Ad ottobre ci fu un’alzata di scudi retorica e strumentale mai vista. In tutto il mondo si parlava della Lazio e dei suoi tifosi razzisti e fascisti e del disprezzo avuto nei confronti di un simbolo degli ebrei. Già gli ebrei, quelli italiani o meglio romani. Eh si perché la storia ci ha svelato che l’altra squadra della capitale, quella che nei nostri confronti è seconda da quando è nata , è stata creata e formata prendendo anche i colori sociali, proprio da una società ebrea il Roman. E non è  illazione questa ma semplice e pura verità visto che lo stesso Rabbino lo raccontò in una intervista di qualche anno fa su un organo di stampa giallorosso. E nel raccontare appunto questi dettagli, ha anche candidamente dichiarato che la comunità ebrea di Roma è di conseguenza, proprio per le origini del club, tutta di fede giallorossa, proprio come il Rabbino suo massimo esponente.

Anche qui è necessario spiegare come gli ebrei nel tempo, si siano insediati con presenze importanti e decisionali, in molti ambiti di potere. Quello bancario, quello politico, quello sportivo, tanto per citarne solo 3. Ed essendo da tempo quindi nelle stanze dei bottoni di varie entità, ecco che l’ascesa della Lazio non solo è scomoda semplicemente perché è la squadra sportiva rivale della stessa città, ma soprattutto  perché incarna il diavolo fascista, il diavolo razzista, il diavolo oserei dire (e in cuor loro secondo me lo pensano anche se non lo dicono) nazista. Quindi non esiste altro soluzione che ridurre questa società al silenzio sportivo, all’anonimato mediatico, alla censura civile. Ed ecco che ritorniamo all’episodio di ottobre scorso dove 20 adesivi grandi come le figurine dei calciatori, anzi più piccole, contenenti una Anna Frank sorridente con la maglia della Roma, diventano improvvisamente il peccato originale che deve essere in qualche modo purificato con una punizione che va oltre il giudizio terreno.

E’ stato un piano ben congeniato da chi voleva screditare la Lazio al mondo, per piegargli le gambe in campionato. Non è un caso che questo piano ha cominciato a prendere forma nell’istante successivo alla vittoria dei biancocelesti a Torino contro la Juventus. Perché nessuno poteva mai immaginare una Lazio vincente lì. Vincente anche nel gioco oltre che nel risultato, ed è questo che ha creato la maggior paura. Si sono resi conto che quest’anno la truppa di Inzaghi ha nel modo di giocare e nella compattezza del gruppo, le sue armi invincibili, e quindi doveva e deve ( perché c’è tutt’ora in atto il piano) essere annientata senza mezzi termini.

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C’era la squalifica della curva nord da scontare contro il Cagliari per cori razzisti, quelli che guarda caso, sentono solo quando li fanno i laziali, quando sono fatti da altri, incredibilmente diventano tutti clienti in fila da Amplifon per farsi controllare l’udito difettoso. Si giocava di mercoledi e la  società aveva già avviato una iniziativa contro il razzismo e aveva come nella sua piena legittimità, aperto per quell’occasione, la curva sud e mandato i tifosi della curva nord lì. Tutti avevano apprezzato il gesto della società, tutti compresa la federazione  che sapendolo da 7-8 giorni, non si è mai posta il problema dello spostamento dei tifosi, poiché in realtà l’inibizione non era ai tifosi ma al settore, quindi il tifoso poteva comunque recarsi in un altro settore a vedere la partita. E non poteva nemmeno porselo il problema perché alla prima giornata di campionato il Verona in occasione di Verona – Napoli, avendo la curva sud chiusa per sanzione a causa di cori razzisti  (quindi stessa identica sanzione data ad ottobre alla Lazio) ha tranquillamente spostato i suoi abbonati nella curva nord, e la federazione è rimasta serena e tranquilla non rilevando alcuna irregolarità. Quindi tutti sapevano già da tempo di questo spostamento da parte della Lazio dei propri abbonati di curva nord in sud, ma nessuno ha mai fatto obiezione. Ed è per questo che hanno architettato il piano.

Non è stato un caso ma un mistero mai svelato, il possesso di queste figurine già alla fine del primo tempo, in un locale lontano dallo stadio, da parte di alcuni diciamo così tifosi della Roma che prontamente su Facebook hanno cominciato a divulgare con immagini, questa “offesa agli ebrei”. Come mai già erano arrivate fuori dallo stadio nel primo tempo della partita se in realtà erano state tutte attaccate in curva dai “tifosi razzisti” della Lazio? Perché quelle viste in mano a questo tifoso della Roma non erano figurine strappate nel tentativo si staccarle, ma figurine intonse ? E se intonse qualcuno deve avergliele date prima, e allora tutto questo atto istintivo, decade, ma diventa un atto premeditato, perché chiedo io? Forse perché faceva parte del piano contro la Lazio? Si dico io. Perché la notizia non è uscita la sera stessa sui midia e comunicazione? Perché in realtà è uscita la mattina dopo attraverso la “ scoperta delle figurine attaccate su una vetrata della curva sud” da parte di un addetto delle pulizie dello stadio?

Ripeto, la partita si è giocata di mercoledi sera, la notizia ufficialmente è stata data giovedi in mattinata. Domenica c’era un’altra giornata da giocare, quindi parliamo di un lasso di tempo di soli due giorni interi per fare qualcosa. La stampa e la comunicazione hanno da subito martellato la popolazione, la news apriva i tg, apriva le prime pagine dei giornali, faceva partire le trasmissioni radio e tv, le stigmatizzazioni, le condanne, le indignazioni si moltiplicavano come i pani e i pesci di Gesù a Tabga. Non c’era angolo del mondo che non parlava di questa “terribile offesa” tv estere, giornali esteri , tutti tutti tutti. E tutto questo in soli 2 giorni, quello del giovedi e venerdi. La federazione ha subito attivato l’iniziativa contro il razzismo organizzando la lettura di una pagina del diario di Anna Frank da speaker professionisti al momento della scesa in campo. Rito da fare contemporaneamente su tutti i campi di serie A, B e C.

Ora riflettiamo.

Generalmente le organizzazioni italiane in molti campi, non sono cosi celeri nel mettere su una iniziativa a carattere nazionale in pochi giorni visto che “teoricamente” tutto doveva minimo partire da giovedi ( ma qui nutro seri dubbi). Ora incredibilmente in due giorni si erano trovati centinaia di speaker professionisti liberi da inviare o reperire sul posto in tutta Italia ( perché i campi interessati su tutto il territorio nazionale erano oltre 100) da ingaggiare alle ore più disparate d’inizio gare. Poi altro fatto incredibile, i due capitani avrebbero dovuto avere in mano ognuno la copia del libro del diario di Anna Frank. Oh non ci crederete, ma in tutta Italia, su tutti i campi interessati, di colpo, sono apparse le copie del libro-diario pubblicate dalla stessa casa editrice, stessa edizione, stesso formato, stessa foto di copertina. Ammazza oh siamo alla perfezione assoluta. In due giorni organizzazione perfetta, trovati centinaia di speaker, trovate centinaia di copie del libro e spedite secondo me col teletrasporto in tutte le sedi interessate, perché altrimenti non c’era altro modo per farle pervenire in tempo. O meglio, l’altro modo c’era eccome, bastava organizzarlo prima, pianificare tutto prima quindi avere maggior tempo, bastava una settimana piena.

Com’è possibile aver trovato tutto questo, spedito, fatto arrivare in tempo, organizzando tutto alla grande in soli due giorni partendo organizzativamente giovedi cioè quando esplode il caso ?  Non credo sia stato possibile sostengo io. ecco quindi il piano che c’era , e partiva proprio dall’attaccare quegli adesivi che sarebbero stati la miccia per far esplodere la bomba contro la Lazio, contro il suo popolo, contro la sua forza che metteva in pericolo interessi economici e prestigiosi. Qualcuno quella sera di Lazio – Cagliari è entrato in curva sud solamente per attuare il piano, non era li per tifare Lazio ma per danneggiare la Lazio. Ora se queste persone facciano parte, a questo punto immeritatamente di una frangia della curva nord organizzata, non posso saperlo con certezza, ma posso ragionevolmente pensare che queste persone nascondano una verità palese , e preferiscono pagare di persona pur di non rivelarla, forse perché sotto sotto, ci si guadagna di più a stare zitti. Ora, a distanza di oltre due mesi, la federazione decide che è l’ora di fare questo processo agli adesivi razzisti. Perché non è stato fatto a novembre scorso? A dicembre scorso? No, a novembre e dicembre si doveva stare fermi, era gennaio il mese prescelto per dare la stangata. E gennaio è arrivato, bisognava farlo ora, nella settimana della memoria, perché Anna Frank e tutti gli ebrei e la sua comunità romana ( tifosa della Roma tutta) erano stati gravemente offesi e quindi ora si doveva fare questo processo, ora si doveva far scattare la mannaia giuridica sportiva sulla Lazio, in modo che tutti non dimenticassero. Tutto questo appunto, nella settimana del “ giorno della memoria per non dimenticare”.
Eh si direi uno squallido piano, goffo, squinternato, pieno di contraddizioni, ma che è stato comunque portato a compimento, e vedrà la sua fine al momento della sentenza sportiva che vedrete, condannerà la Lazio per responsabilità oggettiva a giocare delle partite di campionato a porte chiuse. Ma di quale responsabilità oggettiva parliamo? Quei 15-20 imbecilli sono stati identificati, presi e e verranno processati. Ci sono le loro confessioni oltre ogni ragionevole dubbio, quindi c’è di fatto una chiara e limpida responsabilità soggettiva che annulla quella oggettiva che viene applicata quando i responsabili rimangono generici oppure quando i rei responsabili, sono tesserati della società stessa. Qui ci sono solo persone non tesserate che non sappiamo nemmeno se davvero tifano Lazio che con la società non hanno nulla a che spartire, quindi di quale responsabilità oggettiva parliamo? quelle figurine entrano dentro un qualsiasi portafoglio e quindi in che modo la società i vigilanti, la polizia potevano perquisire i soggetti fino a fargli addirittura aprire il portafoglio? Con quale giustificazione logica questi organi possono effettuare una perquisizione così capillare? Solo perchè stanno andando a vedere una partita allo stadio?  La logica deve portare a pensare che se condanni qualcuno come responsabile oggettivo di un fatto accaduto, devi anche spiegare in che modo quel qualcuno poteva evitare tale fatto, altrimenti come fai ad accollargli tale responsabilità se nemmeno tu che giudichi, sai in che modo evitarle?
I colpevoli ci sono, la responsabilità concreta è stata acclarata, quindi puniamo loro e non migliaia di altre persone che non hanno fatto nulla. Così è solamente una farsa e permette in qualsiasi momento, di decidere delle sorti di questo o quel club a secondo di cosa fa più comodo. La giustizia sportiva non può per costituzione, scavalcare la giustizia ordinaria in merito a responsabilità e condanne. La responsabilità oggettiva mi può star bene quando non prendi nessun colpevole, ma qui i colpevoli ci sono e sono stati presi, quindi c’è inconfutabilmente una responsabilità soggettiva configurata. Altrimenti il senso di avere le telecamere dentro lo stadio qual è? Il senso di fare i settori più piccoli per riuscire ad identificare meglio le persone per arrivare a punirle qual’è? A che pro tutto questo se poi anche se li identifichi e li prendi, poi punisci comunque la società?
Il piano….uno squallido piano… ma noi saremo più forti di tutto questo e li faremo masticare molto amaro a maggio. E quando sarà tutto finito e vedranno loro malgrado, la Lazio prendersi ciò che merita con le loro anime sportive rimanere fuori da tutto, allora noi popolo laziale, avremo vinto la battaglia più bella, la battaglia di chi non ha mai ricevuto favori. Noi siamo un popolo che esiste da 118 anni. Noi siamo la Lazio che esiste da 118 anni. Noi voleremo sempre perchè siamo Aquile, voi invece sarete sempre destinati a strisciare, perchè siete sporchi e puzzolenti, una puzza eterna che nessuno sapone potrà mai togliervi di dosso. La puzza più putrida, più maleodorante, che vi accompagnerà per l’eternità.

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